la verita per aldro


car* tutt*,

in occasione del terzo anniversario della tragica morte di Federico Aldrovandi l'associazione "Verità per Aldro", insieme agli amici e ai genitori di Aldro, ha organizzato una fiaccolata che si terrà domani (giovedì 25 settembre) con ritrovo alle ore 21.30 in piazza Trento e Trieste a Ferrara.

La fiaccolata si snoderà poi in corteo fino ad arrivare a via ippodromo.

Scarica il volantino della fiaccolata

Un altro momento di ricordo sarà sabato 27 settembre, alle ore 21.30, quando si terrà un concerto dedicato a Aldro presso il giardino delle Officine ex-AMGA, in via Alfonso d'Este 15, a Ferrara.
Sul palco si alterneranno: Signor K, Violassenzio e Penelope sulla Luna. Infine dj set degli Estense Crew.

L'ingresso è libero e riservato ai soci Arci ed Endas.

Invitiamo tutti a pertecipare per non dimenticare e perché fatti del genere non accadano più!

Scarica il volantino del concerto


per ulteriori informazioni: 347 1340481 (Elisa)


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LETTERA AL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA  new

Caro procuratore Capo,

ho letto ed ascoltato alla televisione le Sue parole sul caso nato dalla morte di mio figlio.
Sono profondamente addolorata e rattristata di fronte alle (poche per fortuna) dimostrazioni di inciviltà che qualcuno sul blog o sui muri vuole a tutti i costi dare per distinguersi da tutti coloro, con incarichi istituzionali e non, che mi sono costantemente vicini e solidali nella richiesta di verità e giustizia.
Vedo che anche lei come noi lamenta un clima pesante nel quale si svolgerebbero le indagini, mi chiedo a cosa lei faccia riferimento nel fare questa valutazione.
Ad una scritta apparsa sui muri già da tempo il cui significato si denuncia da sé senza necessità di ulteriori commenti?
A qualche insulto o minaccia apparsi sul blog da parte di chi sicuramente non ha a cuore la sorte di Federico o mia?
Caro Procuratore io, diversamente da Lei, sono nata e cresciuta in questa città, così come i miei familiari e credo di conoscerla bene.
La gente è civile, onesta, composta ed assolutamente estranea a qualunque genere di violenza anche verbale. E’ così per DNA generazionale.
Questa, tutto sommato, è una città tranquilla. Ma alla gente di Ferrara ed a coloro che la rappresentano non si può impedire di pensare, di sapere, di valutare. Qualcuno ha detto "che in una città piccola come Ferrara la verità viene sempre fuori". Ciò è ormai già accaduto. "E’ meglio quindi che venga fuori prima per la via ufficiale e non per altre vie".
Anche questo credo si sia già verificato. Noi la verità la conosciamo. A chi mi accusa di cercare una verità precostituita, rispondo di fronte a Dio e di fronte agli uomini, che la verità è una sola e non può essere quella spesso molteplice e contraddittoria delle aule di giustizia.
Vista le Sue continue e tempestive esternazioni sul caso che riguarda mio figlio, Le chiedo di rispondere pubblicamente a queste semplici domande:
· Perché mio figlio è morto alle 6 del mattino del 25/9/2005 a poche centinaia di metri dalla sua casa, mentre noi genitori, che lo stavamo cercando in tutti gli ospedali, siamo da Voi stati informati ben 5 ore più tardi?
· Perché si è fatto in modo che io non lo vedessi quando era ancora sul luogo dove aveva trascorso i suoi ultimi momenti della sua troppo breve vita?
· Perché quando ripetutamente lo chiamavo sul suo cellulare col mio ed appariva la scritta "mamma" nessuno rispondeva, mentre quando lo chiamò mio marito col proprio ed apparve la scritta "Lino", un agente rispose?
· Perché questo agente, che già sapeva perfettamente che stava parlando col padre di un ragazzo appena morto non gli disse nulla, ma anzi chiuse la conversazione in modo quantomeno sgarbato e sbrigativo, costringendoci a tempestare invano la Questura per chiedere informazioni sulla sorte di mio figlio?
· Perché quella maledetta mattina la Questura fornì ai giornali una versione dei fatti completamente falsata in quanto si sostenne che Federico era morto per un "malore" in circostanze apparentemente non violente, tacendo che nel fatto ben quattro agenti sono ricorsi alle cure mediche all’Ospedale S. Anna?
· Perché solo in Parlamento è stato ammesso il violento uso di manganelli sul corpo di mio figlio, fino a romperne addirittura due?
· Perché tanta violenza? Per impedirgli di farsi del male da solo?
· Perché si è falsamente sostenuto o comunque lasciato intendere che Federico fosse ancora vivo all’arrivo dei sanitari i quali, addirittura si sarebbero opposti alla richiesta di togliergli le manette?
· Perché si è chiesto l’intervento della DIGOS con la motivazione che il giovane, privo di documenti, indossava abiti che potevano corrispondere alle persone dedite a frequentare i centri sociali, mentre non si è voluto rispondere al telefonino che chiaramente diceva che lo stava chiamando la mamma?
Caro Procuratore, i perché non sarebbero finiti , ma gli altri riguardano le modalità delle
indagini e li lascerò per ora ai miei legali.
Se per clima si intende fiducia sul Vostro operato, questa purtroppo siete ora voi stessi a dovervela guadagnare di fronte alla collettività.
Fiducia che, su richiesta del mio legale, a suo tempo espressi insieme a mio marito in modo chiaro, esplicito e totale.
Le forze di Polizia sono un patrimonio preziosissimo delle comunità e meritano assoluto ed incondizionato rispetto. Chi mette in dubbio ciò in nome di mio figlio, sappia che manca di rispetto alla sua memoria.
Ciò però non significa che qualcuno non possa aver sbagliato quella maledetta notte.
Ciò però non esime quegli agenti interessati, il Questore, e tutti gli altri dall’obbligo della verità.
Attendo cortese risposta.
Leggo poi che vi sarebbe necessità di nominare un perito all’estero.
Non so se per fare una valutazione di questo caso non vi sia in Italia un medico legale idoneo. Lascio la valutazione ai miei legali. Quel che so è che, forse, mi piacerebbe che le indagini fossero condotte dall’estero.
Con osservanza e profondo rispetto.
Patrizia Moretti


La verità e la giustizia

Alla Città e ai suoi organi di stampa.
Mancano ormai solo 20 giorni all’esito dell’autopsia che dovrebbe accertare le cause della morte di Federico Aldrovandi.
Volevamo ringraziare tutte le persone che si sono unite in questi giorni. Da gennaio il Comitato è cresciuto tantissimo.
Sono ormai più di cinquecento le persone che hanno deciso di aderirvi, ciascuna con i suoi sentimenti, la sue opinioni e convinzioni. E’ difficile parlare per tutte loro.
Dalla signora elegante che trattiene a stento le lacrime, ai ragazzi che si identificano in Federico e lo vogliono sentire vicino all’ala benevola e rassicurante delle generazioni più vecchie, ci siamo trovati tutti questi sabati insieme e continueremo a farlo, invitando chi non fosse ancora venuto. Quello che più ci unisce, in quanto espressione della società civile, sono le nostre richieste.
Chiedere la verità per noi significa che vengano prese in considerazione tutte le dichiarazioni che, da quella notte, sono state rilasciate: da quelle dei testimoni, a quelle degli amici, da quelle degli agenti che erano presenti nel luogo a quelle dei soccorritori;
quelle raccolte dai nostri avvocati che quelle della Questura e della Procura della Repubblica di Ferrara.
Che, allorché si presentino cambiamenti nelle testimonianze, ne siano indagate a fondo le motivazioni, al fine di poter mantenere sempre una visione complessiva delle circostanze relative all’accaduto e delle indagini.
Chiedere giustizia per noi significa attendere fiduciosi il giorno del processo dove le tesi delle parti verranno definitivamente messe a confronto.
Intanto ci sono buone notizie. Sembra che la procura si stia interessando di raccogliere la testimonianza di XXXXX un ragazzo quindicenne testimone dell’accaduto, successivamente rimpatriato in Camerun per questioni economiche familiari, il quale ha già avuto modo di raccontarci la sua versione dei fatti.
Ringraziamo lo spazio concessoci dalla stampa, spiacenti delle polemiche che si sono succedute anche nell’ultimo periodo, nella speranza che siano comunque motivo di confronto e crescita reciproca.
Per la verità e la giustizia.


Comunicato dal Comitato

Il Comitato "Verità per Aldro" condanna con forza il gesto di chi ha compiuto atti intimidatori nei confronti del Procuratore Capo Messina. Tale gesto volto a creare uno scontro inaccettabile fra chi chiede verità e chi per ruolo istituzionale la deve ricercare è totalmente estraneo alle modalità di azione del Comitato. Atti che richiamano la violenza sono di per sé incompatibili con la richiesta di verità e giustizia avanzata dai genitori, dagli amici e da tanti cittadini in questi giorni. L'attività del Comitato si caratterizza per il profilo nonviolento, di dialogo e di semplice richiesta di svolgere indagini accurate e serene, che possano portare luce sulla morte di Federico Aldrovandi. Ogni iniziativa ha voluto essere un momento di riflessione. Per queste ragioni esprimiamo la nostra solidarietà a Severino Messina.

Scrivo la storia di quel che è successo a Federico, mio figlio.

Non scriverò tutto di lui, non si può raccontare una vita, anche se di soli 18 anni appena compiuti.
È morto il 25 settembre, il giorno di natale sono stati tre mesi...
Ho sempre pensato che sopravvivere ad un figlio fosse un dolore insostenibile. Ora mi rendo conto che in realtà non si sopravvive. Non lo dico in senso figurato. È proprio così. Una parte di me non ha più respiro. Non ha più luce, futuro...
Perché il respiro, la luce e il futuro sono stati tolti a lui.
Sabato 24 settembre è stato un giorno sereno, allegro...
Dopo la scuola il pranzo insieme, chiacchiere, risate. Era ancora estate, faceva caldo. Ha portato a spasso il suo amico cane. Non lo faceva spesso, ma quel giorno è andato con la musica in cuffia. Tutto in quel giorno aveva un'aura speciale.
Pensandoci ora è come se avesse voluto salutare tutti noi. Ha avuto sorrisi per tutti... la gioia era lui.
Ha incontrato la compagnia, ha fatto il suo lavoretto di consegna pizza.
Il programma della sera prevedeva un concerto a Bologna.
Prima di partire è passato da casa per cambiarsi le scarpe, rotte giocando a pallone...
È stata l'ultima volta che l'ho visto vivo.
Ha salutato tutti, compreso il fratello che dormiva già, chiedendomi perché Stefano non avesse risposto al suo saluto.
Anche una sua amica mi ha confermato che quella sera era sereno, che l'ha salutata sorridente con la solita pacca sulla spalla e l'appuntamento al giorno dopo...
Non è mai esistito il giorno dopo.
Al Link il concerto era stato annullato. Quindi la serata è trascorsa lì dentro.
L'hanno detto i compagni che erano con lui, non posso definirli amici, e le analisi lo hanno confermato. Uno dei ragazzi gli ha venduto una sostanza, una pasticca o simili.
Lo definiscono lo sballo del sabato sera. È sbagliato si. Ma non si muore di questo...
Federico lo sapeva bene. Era stato partecipe di un progetto scolastico di ricerca e informazione promosso dalla provincia. So che la sua era una conoscenza approfondita con ricerche sui siti delle asl, conosceva le sostanze e gli effetti. Ed era a suo modo un igienista. Aveva grande cura del suo corpo, di quel che mangiava. Era uno sportivo. Una ragazzo splendido pieno di salute.
E di progetti: pensava alla musica, al suo futuro, lo studio serviva a costruire il futuro.
Nell'immediato c'erano le cose semplici: la patente dopo pochi giorni, il karate, un band musicale da organizzare con gli amici, e la vita di tutti i giorni cercando di stare bene...
Trascorsa la serata il gruppo era rientrato a Ferrara, tornati al punto di incontro dove i più avevano lasciato le macchine o i motorini.
Federico era a piedi. Era partito da casa in macchina con Michy, che poi non era andato a Bologna.
Erano ormai le cinque del mattino. I ragazzi hanno raccontato che gli hanno offerto un passaggio ma Federico non aveva voglia di rientrare subito. Sarebbe tornato a piedi. Era vicino a casa...
Dal suo cellulare si vede che ha chiamato diversi altri amici. Specialmente i suoi migliori amici, un paio di volte ciascuno. Forse per chiedergli se erano ancora fuori... sembra che nessuno gli abbia risposto. I ragazzi che conosco mi hanno detto che avevano già spento il cellulare per dormire.
E poi non so cosa sia successo esattamente. A quell'ora mi sono svegliata, forse non del tutto, chiedendomi se Federico fosse rientrato. Avevo una stanchezza invincibile non riuscivo a muovermi. Poi ho sentito un rumore nella sua stanza ed ero sicura che fosse lì...
Mi sono risvegliata che erano quasi le otto.
Ho cominciato a chiamarlo e ad inviare messaggi. Nulla...
Non era possibile che non rispondesse. Se tardava mi avvisava sempre. Diceva che lo stressavo ma non voleva farmi stare in pensiero. Mi aggrappavo all'idea che avesse solo perso il cellulare...
Poi l'ha chiamato anche suo padre. Sul cellulare di Federico il padre è memorizzato col solo nome, Lino.
Una voce ha risposto.
Ha imperiosamente chiesto chi fosse al telefono, ed ha chiesto di descrivere Federico.
Poi si è qualificato come agente di polizia, ed alle nostre domande ha risposto che avevano trovato il cellulare su una panchina dalle parti dell'ippodromo e che stavano facendo accertamenti. Ed ha riattaccato.
Immediatamente ho cercato in Questura, e ho cercato anche ripetutamente un amico che ci lavora.
Nulla.
Il centralinista rispondeva: c'è il cambio di turno... non sono informato..., appena avremo notizie chiameremo noi...
Niente per altre tre ore!!!! Passate nell'angoscia e nelle telefonate frenetiche agli ospedali, ai suoi amici e di nuovo ripetutamente alla questura.
Nel frattempo Stefano è accorso in bicicletta alla ricerca del fratello. Ringrazio il cielo che non sia andato nel posto giusto.
La polizia è venuta ad avvisarci solo verso le 11. dopo che lo avevano portato via.
Il suo corpo è rimasto sulla strada dalle 6 alle 11.
E non mi hanno chiamata. Era mio figlio. Nessuno ha il diritto di tenere una mamma lontana da suo figlio!
E mi hanno detto che lo hanno fatto per me... perché era meglio che non vedessi.
In quel momento gli ho creduto.
La polizia ha detto che un'abitante della zona aveva chiamato perché sentiva delle urla.
Dicevano anche che si era ferito sbattendo da solo la testa contro i muri.
Questo si è rivelato falso. Smentito dalle verifiche. Federico era sfigurato dalle percosse.
Molto tempo dopo ho riavuto i suoi abiti. Portava maglietta, una felpa col cappuccio e il giubbotto jens. Sono completamente imbevuti di sangue.
Hanno detto che non voleva farsi prendere. Che ha lottato ed è salito anche in piedi sulla macchina della polizia. I medici hanno riferito che aveva lo scroto schiacciato, una ferita lacero-contusa alla testa e numerosi segni di percosse in tutto il corpo. Ho potuto vedere solo quella sul viso, dalla tempia sinistra all'occhio e giù fino allo zigomo, e i segni neri delle manette ai polsi. L'ho visto nella bara. Il suo corpo non sembrava più allineato e simmetrico. Il mio bambino era perfetto, e stupendo. L'hanno distrutto...
E la polizia mi raccontava che era drogato. Che si era fatto male da solo. Che tutto questo era successo perché era un povero tossico e noi sfortunati...
Lo vogliono uccidere due volte. Le analisi hanno confermato che quel che aveva preso era irrilevante. Non certo causa di morte né di comportamenti aggressivi. Semmai il contrario.
Quel che penso è che Federico fosse terrorizzato in quel momento. Gli stava crollando il mondo addosso. La vergogna di essere fermato dalla polizia, la patente allontanata perché aveva preso una pasticca. E aveva dimenticato la carta di identità.
Quella mattina nel vicinato dicevano che era morto un albanese. Nessuno si preoccupava più di tanto...
Ha certo cercato di scappare. Di non farsi prendere. Visto com'era ridotto si capisce come lo abbiano fermato. Quando lo hanno immobilizzato, ammanettato a pancia in giù non ha più avuto la forza di respirare.
Chissà quando se ne sono accorti?
L'ambulanza è stata chiamata quando ormai non c'era più niente da fare. E nemmeno allora lo hanno portato all'ospedale per provare un intervento estremo. Lo hanno lasciato lì sulla strada. Cinque ore. Poi lo hanno portato all'obitorio. E solo allora sono venuti ad avvisarci.
Perché?
Se fosse vero che dava in escandescenze da solo perché non è stata chiamata subito l'ambulanza?
Perché atterrarlo in modo tanto violento e cruento? Era solo. Non c'era nessuno. Era disarmato. Non era una minaccia per nessuno.
Perché aspettare tanto prima di avvisare la famiglia? Chiaro. Per non farcelo vedere...
Se lo avessimo visto così cosa sarebbe successo? Che risonanza avrebbe avuto?
Sul giornale del giorno dopo un articolo che dichiarava che era morto per un malore... tratto dal mattinale della questura.
Il giorno dopo sull'altra testata cittadina "Federico sfigurato". Immediate controdeduzioni del Capo Procura: "non è morto per le percosse"... questa è stata la prima ammissione di quanto successo.
Ad oggi ancora non sono stati depositati ufficialmente gli esiti degli esami medici. Sono emersi solo alcuni dettagli che ho citato prima.
Quel che non mi da pace è il pensiero del terrore e del dolore che ha vissuto Federico nei suoi ultimi minuti di vita. Non ha mai fatto male a nessuno. Credeva nell'amicizia che dava a piene mani. Era un semplice ragazzo come tanti. Come tutti i ragazzi di quell'età si credeva grande ma dentro non lo era ancora. Aveva tutte le possibilità di una vita davanti, e una gran voglia di viverla...

Ferrara, 2/1/2006